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Le meraviglie del Paccozzo: La Famiglia Radley

Titolo: La Famiglia Radley
Autore: Matt Haig
Editore: Einaudi
Genere: Urban Fantasy, Vampirlico
Pagine: 361

Terzo libro del Paccozzo Commentozzo e per la seconda volta mi trovo costretto a fare una breve introduzione prima di arrivare a parlare del romanzo vero e proprio. Vi sono malelingue che hanno il coraggio ed il cuore di definirmi pedante e puntiglioso, mi si dice che sono troppo critico e poco disposto alla mediazione, inutile specificare come siano solo delle malignità prive di fondamento è sufficiente leggere un paio dei miei post per rendersi conto di che perla di ogni virtù io sia. Confesso però che ci sono alcuni argomenti dinnanzi i quali anche la mia abituale imperturbabilità vacilla e questo comporta il rischio di una posizione più spigolosa e radicale da parte mia. Un po’ come quando il dentista sta scavandoti via mezza mascella ed insiste a dire: “Si rilassi”, per quanta sia la buona volontà è più facile cedere alla tentazione di cacciargli un cazzotto in mezzo agli occhi [cit.] piuttosto di riuscire a sorridere come niente fosse. Ebbene, i Vampiri rientrano nel numero di questi argomenti tabù.

Ho sempre trovato affascinante il folklore vampirico e considero quello del vampiro un personaggio con enormi potenzialità narrative, un antieroe tragico e romantico attorno al quale è possibile intessere trame complesse e raffinate; un mostro istintivo e passionale in grado di rappresentare la depravazione a cui può giungere qualunque uomo si abbandoni a vizi e perversioni, senza esercitare su di loro il dovuto controllo. E’ chiaro che i Vampiri mi piacciono? Bene, allora evito di dilungarmi oltre in spiegazioni, voi limitatevi ad assumerlo come dogma durante la lettura di questo commento.

De “La Famiglia Radley” si può elogiare la scorrevolezza della lettura, una ben magra consolazione vista la piatta banalità dello stile di scrittura dell’autore, incapace di costruire descrizioni evocative per luoghi, azioni o personaggi. La scelta di scrivere al presente non aiuta a dare corpo o profondità agli avvenimenti che si susseguono eguali a se stessi senza riuscire a coinvolgere od a suscitare qualsivoglia emozione. Persino l’annuncio “Nebbia in val padana” da parte di Bernacca riusciva ad essere più intenso e trascinante della prosa di Haig.

I personaggi sono abbozzati, racchiusi entro i confini dello stereotipo e poi stiracchiati in modo da apparire più grandi di quanto in realtà siano. Due genitori distanti tra loro e dai figli con cui hanno un rapporto meno personale e confidenziale di quanto potrebbe essere quello con il droghiere, una mancanza giustificabile in parte dalla difficile dell’adolescenza ma a tutto c’è un limite. Ci sono poi i cari figlioli: primogenito maschio e secondogenita femmina, due ragazzini emarginati e problematici incapaci di relazionarsi con i propri coetanei e di conseguenza vittima delle loro battute e di dispetti di ogni genere e tipo. Insomma la fotocopia dei personaggi di una qualsiasi commedia scolastica della Disney (e di un sacco di altri film), privata però del benché minimo spunto ironico ed appesantita da un latente senso di oppressione ed infelicità. I co-primari ricalcano alla perfezione l’originalità dei protagonisti e troviamo quindi sorprendenti perle di inattesa fantasia come il bullo grande e grosso con l’arguzia di una rapa, la ragazzina graziosa ma di umili origini orfana di madre e con un pessimo rapporto con il padre, il figlio del riccastro che fa da mente per il bullo e sostituisce i muscoli con la malignità, la vicina di casa insoddisfatta dalle prestazioni del marito che cerca di concupire il padre di famiglia.

Personaggi banali, legati da relazioni ancor più inflazionate. Il piccolo Radley ha una cotta per la ragazzina graziosa e di buon cuore ma non riesce a parlarle. La ragazzina graziosa e di buon cuore si fa sedurre dal fascino del meschino figlio di papà e gli offre un luogo ove parcheggiare la lingua, salvo poi rendersi conto di quanto sia meschino e figlio di papà. Il figlio Radley è la vittima del bullismo del grande e grosso. And so on …

Giunto a questo punto sono costretto a ripetere una considerazione già espressa parlando de Il tartufo e la polvere: “Per non correre il rischio di aver prodotto un libro brutto come tanti altri ne esistono l’autore ha avuto la geniale idea di renderlo orrendo” inserendo in questa poltiglia di luoghi comuni la propria personale interpretazione del vampirismo. Già, perché i Radley sono vampiri ed i loro figli sono così mosci e tristi a causa dell’astinenza dal sangue. Ma c’è di più, i due marmocchi non sono nemmeno consapevoli della loro natura, papino e mammina hanno pensato di non rivelare loro … l’oscuro segreto.

Come si fa a non sapere di essere vampiri, vi starete chiedendo. Andiamo con ordine:

1. Mamma, perché non posso uscire di casa di giorno? – Puoi caro, ma mettiti la protezione solare 60.
2. Mamma, perché non posso mangiare? – Puoi caro, una dieta ben equilibrata con tante carote e carne al sangue.
3. Mamma, perché gli animali scappano quando mi avvicino ed il nostro pesce rosso si è suicidato? – Sfiga.
4. Mamma, perché  … – Tesoro, ti prego, drogati come i tuoi compagni di classe e facciamola finita!

Già, perché il nutrirsi di sangue non è obbligatorio, il sole dà fastidio ma nemmeno più di tanto ed i vampiri buoni, quelli astinenti, sono numerosi ed hanno un loro manuale di consigli (presente in stralci all’interno del racconto) per gestire ogni possibile difficoltà legata al fatto di vivere in modo normale. Gli uomini non sono a conoscenza dell’esistenza dei vampiri, una speciale organizzazione della polizia sì ma tollera la loro esistenza a patto che non facciano troppo casino . Esistono liste di vampiri intoccabili, locali notturni dove si radunano a decine, sangue di vampiro in bottiglia per chi non volesse fare l’astinente ma nemmeno uccidere innocenti.

Insomma, l’ennesima reinterpretazione (non richiesta) capace di svilire la figura del vampiro privandola del proprio fascino ed adattandola ad una storiella leggera senza capo ne coda. Già, perché c’è anche una storia sordida con morti, crisi di astinenza, tentati tradimenti, uno zio comparso dal nulla che si scopre aver piazzato un bel paio di corna in testa al fratello ed un figlio nella cognata … tutto poi risolto con qualche gioioso colpo di scure ed un paio di voletti sopra i tetti del paesino.

Perché ne “La Famiglia Radley”, oltre alle cozzate volano anche i vampiri.

Stay Tuned.

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  1. 14 giugno 2012 alle 18:33

    Ma che meraviglia, ma che splendore.
    Lo leggerò sicuramente o.o

    • 14 giugno 2012 alle 18:36

      Lo scambio volentieri con un qualsiasi numero di “Le Ore”. Sono certo che i raccontini porno di camionisti superdotati o insegnanti con alunne maiale saranno più credibile e meglio scritti.

  2. 14 giugno 2012 alle 20:32

    Ora, non per ribadire l’ovvio – ma sì, dai, ribadiamolo che tanto è gratis -, ma ci sarà pure un motivo se questa accozzaglia di cozze che cozzano è finita nel paccozzo. O no?

    Nel paccozzo commentozzo SOLO roba orrenda, nel prossimo super paccozzo FORSE qualcosa di mediamente più leggibile. Il FORSE è obbligatorio, il paccozzo non è bello, non è bravo e non è nemmeno simpatico. 😀

    • 14 giugno 2012 alle 20:39

      Ho attaccato Hollywood Station, sono a pagina 37 e posso dire che: “Non è bello.”
      Il che lo discosta di numerose gradazioni di grigio dalla qualità cessosa di quelli letti fino ad ora.
      Secondo il principio per cui: “Nel deserto anche uno stronzo fa altura” (ringraziate i miei studi ad Oxford per questa perla di saggezza), rischia quasi di conquistare la mia simpatia.

      Ad ogni modo, tornando alla Famiglia Radley (con l’unico scopo di accertarsi che non si muova da sotto il masso con cui è stata sepolta), una cosa è un libro brutto, una cosa una cacca messa in parole e pubblicata.

      • 14 giugno 2012 alle 20:51

        Togliti lo sfizio di scovare online una foto dell’autore. 😀
        Secondo me una faccia così spiega la cacca libraria.

      • 14 giugno 2012 alle 20:54

        Provvedo subito.

      • 14 giugno 2012 alle 20:55

        Pensavo peggio.

      • 14 giugno 2012 alle 21:05

        Mi sta simpatico come il cavallo che tira.
        E intendo il cavallo dei pantaloni.

      • 14 giugno 2012 alle 21:07

        La cosa tragicomica è la sua pagina su Wikipedia.
        E’ arrivato al Best Sellers plagiando Shakespeare ed invece che crocifiggerlo lo han lasciato continuare indisturbato.

      • 14 giugno 2012 alle 21:18

        Magia dell’acquario editoriale!

      • 14 giugno 2012 alle 21:20

        Acquario?
        Non sciacquone?

      • 14 giugno 2012 alle 22:09

        Ma quando mai! Lo sciacquone è abolito, e poi questi autori te li vedi galleggiare in libreria. 😀

      • 14 giugno 2012 alle 22:10

        Sigh, sob e soprattutto: gasp!

  3. 15 giugno 2012 alle 06:43

    Bellissima recensione… visto il libro, sei stato anche troppo bravo! 😉
    Mi pare proprio un orrore letterario. Se in casa hai un caminetto, sai già cosa farne. 😆

    • 15 giugno 2012 alle 08:51

      Una recensione poco professionale immagino, ma un sacco emotiva ^_*

      Il dramma è che, brutto o meno, non potrei mai bruciare un libro … avrei una crisi di coscienza e mi sentirei un malvagio nazista.
      Come già è stato per “Il tartufo e la polvere” ci sarà qualcuno che me lo chiederà in prestito, spero si perda per strada e non torni più indietro.

      • 15 giugno 2012 alle 14:41

        Ma a me piacciono le recensioni emotive! In particolare questa parte: “4. Mamma, perché … – Tesoro, ti prego, drogati come i tuoi compagni di classe e facciamola finita!” LOL! 😆
        Allora sì, prestalo a un amico inaffidabile, e speriamo non torni mai più. :mrgreen:

      • 15 giugno 2012 alle 14:51

        A quanto pare quella parte ha riscosso molto successo, mi è arrivato un messaggio in cui un amico sghignazzava per il punto precedente: “3. Mamma, perché gli animali scappano quando mi avvicino ed il nostro pesce rosso si è suicidato? – Sfiga.”

        Ho anche provato ad approfittare della cosa per piazzargli il libro ma ha svicolato.

      • 15 giugno 2012 alle 14:54

        Sì, anche il punto 3 è favoloso! XD
        Meno male che ha svicolato… per lui! 😛

      • 15 giugno 2012 alle 14:55

        Per lui senza dubbio.
        Per me significa avere ancora il libro in giro per casa …

  4. 17 giugno 2012 alle 23:35

    Posso scegliere un libro per la tua estate? Del resto, anche se in extremis ho accettato la tua partecipazione al mio barteaway e te lo devo….

    • 17 giugno 2012 alle 23:37

      Ma certo!
      Sto procedendo con il quarto libro del Paccozzo (meraviglioso rispetto agli altri), appena finito quello mi dedicherò a quello che mi consiglierai.
      P.s. A proposito del Barteaway, io ti devo una cartolina. Avrò bisogno di qualche indizio su dove mandarla …

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