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Cowbird: Libri & Informazioni

Pubblicato su Cowbird.

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in una piccola libreria straripante di volumi di ogni genere e tipo. La suddivisione degli ambienti interni lasciava intravvedere chiaramente il suo esser stata una piccola abitazione, ora completamente ricoperta di scaffalature per poter ospitare il maggior numero di testi. Un luogo che mi ero ripromesso di immortalare con qualche fotografia, ma dove non avevo più avuto occasione di passare, se non in una sfortunata occasione coincidente, ovviamente, con il giorno di chiusura.

Ieri, armato del mio fido Borsello Tecnologico e di un cauto ottimismo dovuto alla giornata di sole, sono tornato in loco per portare a termine la mia missione. Ho rapidamente scoperto, con mio rammarico, quanto il clima fosse stato di generale ispirazione: nell’angusto spazio dell’ingresso si trovavano altre cinque persone, quindi il massimo che sono riuscito ad ottenere è stato fermarmi sulla soglia ed attendere che il traffico cominciasse a scorrere. La seconda brutta notizia era in agguato dietro l’angolo (o meglio, dietro ad un ragazzo che si trovava un paio di passi avanti a me), e consisteva in un cartello di cartone con una dicitura che più o meno recitava:

“Vietato l’ingresso con borse e zaini, depositarli sotto la scrivania.”

Separarmi dal Borsello Tecnologico lasciandolo in balia di chiunque si fosse trovato in prossimità dell’ingresso del negozio? Sia mai! La mia (s)fiducia nel genere umano è troppo radicata perché possa lasciare il mio pargoletto solo ed abbandonato. Sarei tornato in una diversa occasione, magari accompagnato da qualcuno a cui poter affidare il prezioso bene, mentre portavo a termine quella che iniziava a prendere i connotati di una mission impossible.

Voltatomi per uscire mi sono trovato davanti ad un nutritissimo gruppetto di adulti e bambini, probabilmente un paio di famiglie in gita, alla cui testa vi erano una donna ed una ragazzina. Lo sguardo estasiato della bimba nel trovarsi dinnanzi a tutti quei libri mi ha fatto capire d’essere dinnanzi ad una lettrice in erba, una sorpresa molto piacevole. La donna invece ha dato meno peso al luogo in sé, era alla ricerca di informazioni stradali ed ha quindi iniziato ad interpellare i presenti.

Le stavo dinnanzi, ero senza alcun dubbio il più vicino, ma la signora si è dimostrata molto metodica ed ha iniziato chiedendo alla prima persona sulla destra rispetto all’ingresso: il ragazzo che poco prima si trovava davanti a me.

“Scusi, sa dove si trova via Cavana?”

Ricevuto un diniego ha proseguito con una ragazza ripetendo la domanda, e poi ancora volgendosi verso di me. Stavo preparandomi a rispondere, ma lo sguardo della donna si è limitato ad inquadrarmi per un istante passando oltre ed andando verso due signore che stavano parlottando sul lato opposto dell’ingresso. Devo aver avuto un’espressione molto perplessa, perché la ragazzina ha sorriso con aria divertita e si è stretta nelle spalle tornando a spulciare su una delle scaffalature in attesa che mamma/zia finisse le sue interviste.

Anche le due signore non avevano saputo rispondere, ma piuttosto che chiedere a me la signora è rinculata verso l’esterno, seguita dalla ragazzina trotterellante, ed ha scrollato il capo per comunicare al resto della compagnia di non aver trovato notizie utili. Mentre mi fiutavo spalle e braccia per assicurarmi di non emanare qualche effluvio nauseante, ho sentito che un’altra delle donne del gruppo azzardava:

“Credo dovremmo scendere verso il mare, poi girare a destra” (Direzione corretta)

Colei che mi aveva schifato, evidentemente investita del potere di capo branco, non era d’accordo. A suo parere avrebbero dovuto continuare a salire. Il gruppo si è quindi messo in marcia (nella direzione opposta a quella corretta) arrancando in salita per andare a perdersi nel nulla.

Avrei forse dovuto avvisarli che stavano sbagliando? Tutelare il resto del gruppo, dalle scelte poco sagge della donna che lo guidava? Ci ho pensato un mezzo secondo più o meno, poi il mio carattere profondamente rancoroso e sottilmente malvagio ha prevalso. Si godessero il piacere di una bella salita sotto il sole per scoprire di essere andati nella direzione sbagliata, forse questo li avrebbe resi più saggi ed accorti nella scelta della persona a cui affidare la scelta del percorso.

Sollazzato da questo pensiero, ho fatto una foto alla vetrina della libreria ed ho proseguito nel mio vagabondare.

Stay Tuned

 

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  1. 8 aprile 2012 alle 09:04

    Deve essere un piccolo locus amoenus della letteratura quella libreria, tienici informati su questa curiosa scoperta 😀

    Riguardo i turisti, credo la donna avrà ormai capito che l’arroganza non è una qualità adatta ad un capo branco!

    • 8 aprile 2012 alle 10:31

      Riuscirò ad avere quelle fotografie, ormai è una battaglia personale ^_*
      Dubito sia bastata una scarpinata per riuscire a redimere una donna ormai arrivata ai quaranta, ma si sa, la speranza è l’ultima a morire.

  2. 5 settembre 2012 alle 22:36

    è una libreria particolare, se si tratta della libreria ‘in der tat’. e secondo me la tizia aveva ragione: risalire verso l’interno e girare a sinistra in piazza hortis. proseguire e voilà, in via cavana.
    😀

    • 5 settembre 2012 alle 22:41

      No no, è una libreria che sta in alto, la via se non sbaglio è Felice Venezian. Poco sotto il ristorante: “Zoe Food”

      • 5 settembre 2012 alle 22:52

        aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa allora ho vagamente capito. però no, se tutta la strada è in salita, è via san michele. il senso di marcia delle auto, è in discesa. giusto?
        la via f. venezian comincia dove c’è il 99 cent (ovvero alla fine di via s.michele)
        che idiota di donna però

      • 5 settembre 2012 alle 22:56

        Ecco, dal 99 cent in su. Quindi dalla parte opposta.
        Si, la donna era veramente un essere inutile.

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