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Il (dis)piacere di tea (senza zucchero) e biscotti (vegani).

La cosa che preferisco del tea è senza alcun dubbio l’aroma; quella nuvoletta di vapori che si addensa sopra la tazza e che, a seconda della miscela scelta, può portare con se l’odore familiare di frutta ed agrumi, o suggerire bouquet più misteriosi.

Il sapore no. L’evoluzione del mio gusto ha avuto una tragica battuta d’arresto quando ero bambino; basti pensare che guardo gli alcolici con sospetto, ed a tutt’oggi non ho mai trovato alcun superalcolico che mi piaccia bere. Per supplire a questo inconveniente ho sempre zuccherato molto il mio tea (destando sospetto ed orrore nei puristi).

Seguendo il processo di riduzione delle schifezze ingerite normalmente (che qualche profano chiama dieta) ho dovuto mio malgrado rinunciare all’abituale quantità di zucchero, quindi in una tazza di tea l’ho limitato ad un solo cucchiaino.

Qualche giorno fa, mentre mi aggiravo tra gli scaffali di uno Schlecker in cerca di tutt’altro, il mio sguardo ha incrociato una confezione di frollini da prima colazione, e poiché li avevo praticamente finiti il giorno precedente, ho pensato di cogliere l’occasione e comperarli, evitandomi un viaggio ulteriore al supermercato.

Arrivato alla colazione successiva, sentendomi un eroe per aver preferito il tea al latte ed essere anche riuscito a costringermi ad usare una dose omeopatica di zucchero, ho sorriso con aria complice ai miei quattro frollini sicuro che loro mi avrebbero dato la soddisfazione necessaria a sopportare le altre rinunce.

Con fierezza ho prelevato il primo di loro dal piattino e con giubilo gli ho dato un morso. Non mi sono mai cacciato in bocca una manciata di segatura, ma credo che dia più o meno la medesima sensazione. Con l’espressione soddisfatta di un bambino che, aspettandosi una cucchiaiata di nutella, si trovi invece la bocca piena di olio di fegato di merluzzo, ho finito quel biscotto e, subito di seguito, ho espresso con sofisticata ricercatezza il mio parere in merito.

“Che merda!”

Parole storiche che, per fortuna o purtroppo, nessuno ha potuto udire visto che ero solo soletto in cucina.

Finire la colazione è stata un’impresa epica, un vero esempio di eroica abnegazione. Una generosa boccalata d’acqua, tanto per ripulirmi la bocca dal saporaccio, e via verso una nuova giornata a base di verdura!

Il giorno successivo, dopo aver saltato la colazione per evitarmi un nuovo suplizio, mi aggiravo in cucina per preparare il pranzo e, grazie ad uno sguardo d’odio diretto al sacco dei biscotti, ho notato un marchio sospetto che fino a quel momento era sfuggito al mio occhio di falco:

Vegan

Con tanto di “V” formata da foglia e stelo di un bel girasole dalla faccia soddisfatta. Subito sopra al marchio, due scritte rosse, carattere duecento, grassetto e maiuscolo:

SENZA LATTE
SENZA UOVA

Questo spiegava il mistero di come potessero essere così cattivi, ed apriva le porte di una nuova questione: come diavolo avevo fatto a non accorgermi di quelle scritte, per altro ripetute su tre dei quattro lati della confezione? Dopo un’attenta analisi di tutti i fattori di quello strano caso, e dopo aver attentamente valutato ogni possibile eventualità, sono giunto all’unica conclusione logica: marchio e scritte sono state realizzate con una speciale pigmentazione, originariamente mimetica, che solo i vapori caldi delle pentole in cucina hanno reso visibili. Ho inviato un campione a quantico, sono in attesa di conferme.

A giorni di distanza da questi misteriosi eventi, mentre mi immedesimo in Dana Scully e redigo il mio rapporto, quello che più mi stupisce è che, una volta scoperta la causa dell’alieno sapore dei frollini, nell’affrontarli nuovamente non li ho trovati abominevoli come durante il primo esperimento. Certo, un biscotto da tea al burro, di pura tradizione inglese, li seppellisce nel ridicolo, ma è pur vero che i tapini fan del loro meglio per essere gradevoli. In fondo, non sono loro ad essere malvagi, è stato qualcun altro a disegnarli così.

Stay Tuned

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  1. 15 aprile 2012 alle 21:06

    Santa Polenta Vergine e Martire. Hai tutta la mia comprensione. Lo scorso anno incappai in fragole con panna vegan al Forte Prenestino, e ne serbo ancora un terribile ricordo. Se fai il bravo, però, ti preparo i biscotti scozzesi burrosissimi, che a me venivano bene, un tempo. Certo, non c’è il latte e non ci sono le uova, ma ti assicuro che il sapore esiste.

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