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Cruel Intentions – Prima regola: non innamorarsi

Per prima cosa, sappiate che se vi aspettate di leggere qualche cosa a proposito del film del ’95 con Ryan Phillippe e Sarah Michelle Gellar, resterete delusi; per quanto il titolo lo possa vagamente ricordare, non sarà argomento di questo post.

Vorrei invece parlare del rapporto che lega (o forse sarebbe meglio dire: “può legare”) un autore ai suoi personaggi. Credo che a tutti sia capitato, leggendo un libro od anche solo guardando un film, di provare particolare simpatia per un personaggio, di prenderne le parti e di seguirne lo sviluppo e l’evoluzione con particolare interesse; credo sia una reazione naturale per qualsiasi spettatore, la reazione a cui ogni autore dovrebbe puntare: se i suoi personaggi saranno sufficientemente delineati da risvegliare una simile reazione, avrà la conferma di aver fatto un buon lavoro nel caratterizzarli.

A mio avviso, a parità di capacità narrative e di professionalità come scrittore, un autore che descriva un personaggio che lo coinvolga e lo ispiri, riuscirà sempre ad ottenere un risultato migliore rispetto a chi si trovi a parlare di un personaggio che non lo stimoli in egual maniera. Il coinvolgimento e l’ispirazione a cui mi riferisco, non riguardano minimamente l’affinità tra autore e personaggio; anche un personaggio che sia diametralmente opposto all’autore può entusiasmarlo e stimolarne la creatività, a patto che lo coinvolga e lo ispiri.

A partire da questa premessa più o meno condivisibile, ne deriva che tanto più l’autore stesso sarà coinvolto dai propri personaggi e sarà loro affezionato, migliore sarà il risultato finale che riuscirà a trasmettere al fruitore finale della propria opera. Fino a che punto questo è vero? E’ possibile che un autore, costruendo un personaggio troppo affine a se stesso, o lasciandosi coinvolgere troppo possa giungere all’innamoramento ed alla conseguente perdita di obiettività?

Nel leggere, mi è capitato con una certa frequenza di poter identificare un personaggio che, più di ogni altro, pareva riscuotere l’interesse dell’autore; un personaggio a cui veniva dedicata maggior cura a livello descrittivo; un personaggio che pur non più rilevante di altri riceveva maggiori attenzioni. Nello scrivere ho cercato di minimizzare questo effetto, ma mi rendo conto che non ci voglia poi un genio per poter scoprire quali possano essere i personaggi che maggiormente mi coinvolgono.

Se da un lato, questa simpatia mi fa ben sperare per la riuscita della caratterizzazione, dall’altro mi costringe a tenermi d’occhio con molta attenzione: non voglio correre il rischio di dar troppo spazio all’uno a danno degli altri; o peggio, rischiare di deviare il corso della storia per favorirli in qualche modo.

E’ seccante scoprirsi innamorati di qualcuno, sapendo che a breve dovrà uscire di scena.

Stay Tuned

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