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Manoel de Arriaga – Parte Seconda

N.B. Post originariamente pubblicato su Blogspot sabato 28 gennaio 2012

Il titolo del post risveglia in voi una qualche assonanza con quello di un ben noto film? Visto che sempre di mafia si tratta, sappiate che è un richiamo deliberato.Se vi ricordate quanto detto fino ad ora riguardo alla genesi di Manoel: bene, proseguite con la lettura. In caso contrario vi consiglio di dare uno sguardo al post precedente per rinfrescarvi la memoria.

Vista la tipologia del personaggio, erano molti i possibili percorsi di studio che avrebbero potuto adattarsi a Manoel, tra questi quello che più ispirava la mia fantasia, era senza dubbio il ramo giuridico (l’idea di un malavitoso esperto in legge mi sembrava divertente). In virtù dei poteri da me stesso conferitemi, ho quindi nominato Manoel dottore in Diritto Internazionale, con una laurea specialistica riguardante i rapporti economici e l’import-export; un genere di studi che mi sembrava essere molto propedeutico alla sua attività di copertura: il mercante d’arte.
Un bell’ufficio a Ginevra (città dove, nel periodo universitario, si era anche trovato a studiare), alcune filiali in diversi luoghi nel mondo (che potessero fungere come copertura per giustificare una parte dei suoi viaggi), una vita pubblica di per se più che sufficiente a giustificare il suo altissimo tenore di vita, e soprattutto adeguata all’attività che Isabeau aveva scelto per le operazioni che era stata chiamata a gestire: una galleria d’arte. Superato, grazie alla Google-scienza, lo scoglio della mia asinina ignoranza in materia d’arte, ero pronto a delineare in maniera un po’ più approfondita l’evoluzione di Manoel in seguito agli studi, e soprattutto il suo rapporto con Isabeau, con il padre di lei, e con il lavoro di sicario mafioso.
Mi sembrava credibile che, per stroncare alla radice la nascente infatuazione di Manoel, il padre di Isabeau avesse tenuto il ragazzo lontano per un primo periodo; meno credibile sarebbe stato il costringerlo a quella sorta di esilio tenendolo lontano dalla famiglia, e perdendo la possibilità di continuare a seguirne la crescita. Quindi, dopo un primo anno di studi all’estero, Zio Luis (così Manoel si rivolge a lui e lo identifica parlando con le persone di famiglia) ha organizzato le cose in modo da far passare il ragazzo da casa, alla tenuta di Arles, per lo meno nei periodi delle feste, avendo però cura, di far si che nei medesimi periodi (o nella maggior parte di questi), Isabeau spendesse le proprie vacanze altrove.
Cresciuto quindi distante dalla “piccola Isa”, Manoel ha perso ogni contatto con i propri sentimenti per lei, ed ha maggiormente sviluppato la propria indole fredda, distaccata e calcolatrice. Terminati gli studi, e cresciuto a sufficienza da poter lavorare, ha costruito la sua facciata di mercante d’arte ed iniziato con il vero lavoro riuscendo, grazie alla dedizione ed alla particolare forma mentale, a farsi molto rapidamente un nome all’interno del mondo della mafia internazionale; benchè legato alla famiglia di Zio Luis, ho pensato che potesse essere più che realistico il fatto che Manoel potesse offrire i propri servigi come mercenario anche ad altri clienti, ed ho espanso quindi il suo giro d’affari anche in quella direzione.
Molto ricco nella vita pubblica, eccezionalmente ricco in quella privata, potente in entrambe ed in entrambe dotato di fama sufficiente a non farsi mai mancare le richieste di lavoro, ho immaginato che una volta divenuto un uomo fatto (attorno ai 34/36 anni) sarebbe stato una piccola celebrità nel mondo dell’arte ed un nome da pronunciare con attenzione in quello della malavita. Durante questo percorso, ovviamente, doveva aver affinato l’arte di vendere se stesso, mascherando la sua reale essenza e rendendo sempre più credibile e completo il suo “personaggio principale”; accanto alla sua identità pubblica, avrebbe anche dovuto sviluppare una serie di “personaggi secondari” capaci di adattarsi alle diverse esigenze richieste dai vari contratti.
Ho quindi immaginato un Manoel-autista, un Manoel-giardiniere, un Manoel-mendicante, un Manoel-gigolò, un Manoel-razzista, un Manoel-atleta … una lunga serie di maschere, riadattate ovviamente sulle sue caratteristiche di base, che avrebbe potuto creare ed utilizzare in diverse occasioni. Cavalcando questa linea di pensiero, mi sembrava logico che si sarebbe creato un’identità anche per il lavoro che doveva svolgere affiancando Isabeau, ed è nato il personaggio a cui lui stesso si riferisce come “L’Organizzatore di Mostre”.
Di principio pensavo che l’esistenza dell’Organizzatore di Mostre sarebbe stato solo un dettaglio marginale, una delle tante piccole cose inserite solo per rendere più colorito il background del personaggio; in seguito mi sono dovuto ricredere, perchè il rapporto tra la vera personalità di Manoel e quella artificiale del personaggio che si era creato, è divenuto sempre più intricato, come se in qualche modo i mutamenti avvenuti nel suo io fittizio fossero divenuti capaci di influenzare anche il suo reale carattere.
Tutto il necessario per cominciare era pronto, qualche ultimo accordo con l’amica per definire i dettagli dell’incarico che Zio Luis aveva affidato a Manoel, qualche informazione ulteriore per inquadrare Isabeau e le sue peculiarità ed i due si sono incontrati in un piccolo caffè. Lei, figlia di un boss mafioso, ben poco affine alle responsabilità legate all’incarico che le era stato affidato, lui inviato per vigilare sul suo operato e proteggerla; lui che la vedeva come la figlia del suo mentore e perciò come una persona da proteggere, lei che vedeva lui come una figura enigmatica e pericolosa che da anni gravitava intorno al padre, comparendo solo di quando in quando nella tenuta di Arles.
Non mi viene null’altro di utile (o interessante) da aggiungere, penso quindi che la presentazione di Manoel si possa dir conclusa. Di volta in volta, in testa ai brani tratti dal diario di Manoel, inserirò eventuali informazioni specifiche per chiarire la situazione del momento.
Stay Tuned
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